-Colpa delle stelle-

Cara Hazel,
Non sono ancora morto, se è questo che ti stai chiedendo. O meglio, mentre scrivo sono vivo ma sicuramente mentre tu stai leggendo, sono in quel Qualcosa in cui ho sempre creduto - strano come sono costretto ad usare un tempo presente per parlare alla Hazel del futuro, alla Hazel che sta leggendo la lettera, no?
Scrivo solo per salutarti e perché spero - perdonami per il mio essere così egoista e contraddittorio - che tu viva ancora a lungo vicino ai tuoi cari ma che tu mi raggiunga presto, perché mi manchi.
Ti ho amata Hazel Grace. 
Ti ho amata come un bambino può amare la cioccolata, perché il tuo sguardo in fondo, sapeva essere dolce in quel modo. 
Probabilmente ti ho amata quasi quanto l’Olandese dei Tulipani amava la mamma di Anna, perché (forse questo non ho avuto tempo di dirtelo) sono sempre stato convinto che lui la amasse come se non esistesse nessun’altra donna al mondo se non lei. 
E la paura di perderti non è mai stata così grande come quel giorno.
Quel giorno in cui fosti ricoverata all’ospedale e la mia PET si illuminò tutta, pensai di non essere mai riuscito a vedere le stelle con te.
Forse penserai che di tutte le cose che si possono fare prima di camminare a braccetto con la morte, contare le stelle sia la più sciocca e irrilevante. Ma per te, le conterei tutte. Una ad una. Sai perché, Hazel Grace? 
Perché il giorno in cui ti conobbi già sapevo a cosa andavo incontro. Già sapevo che amandoti, accettandoti nella mia vita, avrei abbracciato una serie di dolori e gioie. E ne ero terribilmente felice. Ecco, vedi, quel giorno in cui ti vidi la prima volta già sapevo con certezza che tu, solo tu Hazel, saresti stata la donna della mia vita.
Ti si leggeva negli occhi l’intelligenza e la voglia di andare avanti, anche portandosi dietro la bombola dell’ossigeno, la voglia di avere una pseudo-normale vita da sedicenne…
E tu, mentre ti fissavo come un artista contempla la sua Musa ispiratrice, come Dante fissava Beatrice, mi chiedesti solo perché ti guardassi. Ti risposi che eri bellissima, come lo sei anche ora, e lo sarai anche domani, dopodomani e il giorno dopo ancora.
Lo sarai anche nella tomba (perché, ahimè, è un luogo che accoglie tutti prima o poi) con il vestito da cerimonia che hai deciso di indossare per il giorno del tuo funerale. 
E allora sí, Hazel Grace, mi pento di non aver contato le stelle con te per molte ragioni, forse troppe. Te ne elenco alcune, solo per farti sapere che questa non è una poesia strappalacrime inventata su due piedi da un poeta inglese, né tanto meno da Van Houten (non sarei mai capace di scrivere come lui, essendo quasi astemio).

Avrei voluto guardare le stelle con te per:
- vedere come la tua pelle chiara assumeva un colore diafano alla luce flebile delle stelle, tanto da farmi alzare (facendo leva sulla gamba sana ovvio) e baciartela tutta, quella bella pelle;
- vederti sorridere sotto il cielo, perché so per certo che lo avresti fatto;
- sentire cosa avresti detto e magari prenderne anche nota, che non si sa mai (do’ per scontato che avresti detto qualcosa di intelligente, visto che sei Hazel Grace, ossia la persona più intelligente che io abbia mai conosciuto);
- abbracciarti, perché ho sempre amato il tuo corpo, fragile e piccolo in confronto al mio, e stringerlo sotto le stelle sarebbe stato come tenere tra le braccia il paradiso, vivendo sulla Terra.

Rimpiango, però, il fatto di non aver mai visto le stelle con te, perché è tutta colpa loro, piccola Hazel, al contrario di quello che mi disse Van Houten in uno dei suoi rari momenti quasi sobri riportando le parole di Shakespeare: “La colpa caro Bruto non è delle nostre stelle, ma di noi stessi”. Nel nostro caso avrebbe preso un abbaglio. Avrei contato le stelle con te per dimostrargli che anche se il nostro destino è segnato da malattie, avremmo riso e ci saremmo amati per tutto il tempo che ci sarebbe stato concesso.
Avremmo riso, sotto quel cielo trapuntato di brillanti perché con te è impossibile non ridere. Riesci a farmi ridere senza nemmeno impegnarti minimamente. Sei così meravigliosamente perfetta senza nemmeno sforzarti di esserlo e forse è per questo che la colpa non potrebbe mai essere di te stessa. Forse la colpa delle nostre sofferenze potrebbe essere mia, se ti lasciassi prima del dovuto, ma mai tua. No, questo no.
Perché sei così presa dall’essere te stessa, da non renderti conto di quanto tu sia priva di precedenti. Ebbene sì, se solo avessimo visto le stelle insieme gli avremmo sbattuto in faccia il destino che ci avevano prescritto senza chiederci il permesso e saremmo andati avanti con la consapevolezza che sì, forse non sarebbe durata la nostra storia (dopotutto eravamo e siamo sempre dei malati terminali) ma che avevamo deciso di scriverla noi stessi. 
Termino col dire, Hazel Grace, che ti amo e che ti ho sempre amata, e che continuerò a farlo ovvio. Spero che quando mi raggiungerai sarai pronta a contare le stelle con me, evidentemente dobbiamo recuperare un po’ di tempo perduto, sai, tra un funerale e un altro.
Sempre tuo (come se potessi essere di qualcun altro)
Augustus

Te amo

“Te amo de una manera inexplicable, de una forma inconfesable, de un modo contradictorio.”

È proibito, Neruda.

È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta’.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche’ le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio’ che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo’ togliere.
È proibito non cercare la tua felicita’,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

Grassa

Apatica

Acida

Permalosa

Viziata

Lunatica

Antipatica

Simpatica

Bassa

Tozza

Strana

Timida

Il mio nome si legge fra le righe.